Buio e Guerre

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(foto di Elisa Dalessandro)

Si chiamano mattine da urlo.
L’abisso infinito precipita dentro
non vogliamo guardare,
ad occhi serrati si deglutisce
con l’intera spina di pesce
di traverso
speranze scarnificate appuntite
asperità che non sperano in noi che dolori minori
non c’è mollica per certe mattine
l’acqua diluirebbe solo
il sangue.

Non ti scandalizzare al dolore
è solo che non sai aiutare
tremi della tua impotenza
non è per me che temi
sgomento in quanto scuoto
come il vento
con un urlo sradico normalità imposte
lascio desolazione, documentabile.
Non puoi cambiar canale
quando mi hai davanti.

Il tuo silenzio è
il coltello che mi fruga la gola,
che cerca di estrarsi
di giustificarsi.
Gira continuamente su se stesso
annoiato dilaga e allarga.
Sospiro quasi l’ultimo.
Silenzio.
Tu assente.

Tu mi metti in pausa un paio di giorni.
Non spieghi.
Immagino e non riesco
a coagulare emorragie disperate.
Si chiama poesia la spina di traverso
o meglio interruttore
per l’accesso a stanze buie.

(Anna Mosca)

Imputami il peccato di voler sopravvivere

PasqualiCesare(foto di Cesare Pasquali)

ultimamente guardo

attraverso le feritoie degli occhi

 .

hai innescato una guerra

e non viviamo più

 .

nei campi di grano sotto il sole

splende e noi al buio

 .

solo attesa e silenzio

 .

immobili e tesi

non più aperti

 .

senza perdono

(Anna Mosca)

La Memoria

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(foto di Anna Facchinetti)

Immagini sfuocate, l’occhio
saturo di lacrime

io non riesco da qui a vederle
o leggerti là
in loco, sarei un disastro.

Un urlo lacerante che parte già da ora
sì, l’assenza fa più paura
perché evoca

è nostra abitudine censurare le brutture.

L’impronta duratura dei corpi
quegli spazi vuoti,
quelle scarpe

tutti quei passi
mai fatti

ammucchiate
spoglie.

Dove c’era l’aeroporto di guerra
ad Arcore, davanti alla Gilera
ora c’è un campo di ulivi
in Brianza

sono contorti, tesi, forti
sofferenti sembra
bevono dal sottosuolo
saturo di caduti.

Sospende-
spinge la nota

sembrano dei silenzi
calmano la mente.

(Anna Mosca)